Dalla vita in campagna ho imparato il valore della semplicità. Non sapevo ancora che le cose più belle erano quelle più autentiche come raccogliere le ciliegie direttamente dagli alberi e mangiarle fino a sentirsi sazi, sentire il vento tra l’erba, portare il panino a mio papà sul trattore, saltare tra i fossi, lanciarsi a tutta velocità da un mucchio di neve o con la bici appena presa di nascosto al fratello.

Il ritmo delle giornate seguiva il sole e le stagioni e non l’orologio (mia mamma sempre a cercarci all’ora di cena perchè non avevamo mai giocato abbastanza) e questo ha plasmato il mio sguardo sul mondo: l’attenzione ai dettagli, alla bellezza, alla luce e alla famiglia, al rapporto tra fratelli.
Poi sono cresciuta e ho iniziato a esplorare altre realtà, a fare esperienze diverse tra teatro, oratorio e un primo lavoro come impiegata, a seguire mio marito violoncellista tra scuole di musica e concerti. Ho scoperto come la musica possa raccontare una storia senza bisogno di parole, quanto possa toccare corde emotive profonde. Questo ha influenzato il mio modo di fotografare: da quel momento quella profondità non mi ha mai abbandonata.
Un fatto molto doloroso nel settembre 2020 ha contribuito ad accrescere il valore che già davo alla fotografia e ai ricordi: la perdita dei miei due fratelli Francesco e Davide. Attraversare questo dolore immenso fotografando momenti felici e spensierati di altre famiglie ed eventi è stato un dono prezioso che ha affinato la mia sensibilità ed empatia e insieme all’arrivo dei figli ho imparato che la ricchezza più grande che abbiamo è il tempo, che ogni storia è unica e merita di essere vissuta a pieno.

Quando fotografo mi porto tutte queste cose e molto altro nel cuore e nella mente. è per questo che mi concentro molto sull’autenticità dei momenti, su quel che vorremmo ricordare insieme ai nostri figli tra 10,20, 30 anni, magari in un libro stampato o in una raccolta di foto sparpagliate tra i cassetti.
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